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La religione

 

religione e filosofia

 

da apollo al logos

Non appena le preoccupazioni materiali smisero di essere un problema urgente per l’Uomo, esso subito si avventurò nel vasto campo degli interrogativi.
All’inizio essi erano probabilmente semplici e legati a cose visibili, tangibili; le risposte anche dovevano avere una logica facilmente comprensibile. Poi divennero sempre più complessi, e l’Uomo cominciò a perdersi nella vastità dei quesiti senza soluzione: chi ha creato tutto questo? come è nata la vita? cosa c’è dopo la morte?
Per spiegare a sé stesso ciò che non comprendeva, l’Uomo creò la religione. Essa fu il primo vero complesso di regole capace di agire, con un potere inimmaginabile, sulla sua mente, terrorizzata e assetata di certezze. Gramsci scrisse che tutti gli uomini

sono filosofi, in quanto operano praticamente e nel loro pratico operare è contenuta implicitamente una concezione del mondo, una filosofia.

Potremmo dire, quindi, che già dall’inizio si faceva filosofia, solo che, come sotto una dittatura, questa era controllata e modificata secondo canoni fissi: quando nasceva una domanda subito le si dava una risposta che era considerata, una volta approvata da chi custodiva la sapienza religiosa, certa e senza errori.
Man mano che le comunità andarono evolvendosi e si trasformarono in popoli, anche la religione dai semplici riti magici dei primitivi, basati sulle forze della natura, crebbe e diventò culto. Viaggiando di zona in zona, si potevano trovare oramai credi diversissimi tra loro, pieni di sfaccettature, intricati e complessi; ogni aspetto della vita (e in alcuni casi, anche della morte) cominciò ad essere regolato e spiegato attraverso i miti.
Ma il limite di queste Società antiche è insito nell’Uomo stesso: il dubbio. La religione, la verità preconcetta, odia il dubbio; il dubbio non è contemplato in quella concezione di “sapienza” che, all’epoca degli Egiziani, dei Fenici, dei Cretesi, controllava il mondo. Esso poteva mettere in discussione un intero patrimonio di verità gelosamente tramandate, di padre in figlio, per generazioni; una sola domanda poteva far crollare ogni sicurezza. Allo stesso tempo, però, questo desiderio dell’Uomo non può essere oppresso in eterno, poiché trovare risposte nuove ai propri dubbi non significa soltanto crescere come individui, ma anche, come dicevamo sopra, cambiare il proprio pratico operare; contribuire cioè allo sviluppo della Società, alla sua crescita, senza la quale essa è destinata a marcire.
Infatti già prima di Talete o di Anassimandro - quelli che sono considerati dalla tradizione erudita i padri della “filosofia”, già allora l’Uomo aveva cominciato a svincolarsi dalla fissità dei miti arcaici, e ne stava costruendo di nuovi, più colorati e multiformi, che rispecchiassero la vasta gamma di emozioni e sensazioni umane. Sempre per rimanere in ambito ellenistico, prendiamo come esempio gli dei del mito greco. Essi avevano caratteristiche molto diverse tra loro; ogni dio incarnava un principio diverso e le sue gesta diventarono sempre di più delle allegorie che, trasportate nella vita pratica, avevano un loro riscontro e un loro senso anche quando svincolate dalla leggenda. Le risposte date dai miti cominciarono quindi a staccarsi dall’aspetto puramente fantastico (limitandosi a raccontare storie) e ad indagare la natura umana.
Fu durante questo lento processo di trasformazione che nacque Apollo, dio dalla doppia natura. Da un lato il suo nome, Phoìbos, ricordava a tutti phòbos, la paura; suoi strumenti erano l’arco e la cetra che, come fossero la stessa arma distruttiva, in modo diverso davano la morte. Dall’altro, quando era sull’Olimpo, mostrava il suo volto opposto: quello dell’armonia. Era patrono della musica, dell’arte e della parola; e, ai banchetti divini, suonava accompagnato dalle Muse, trasmettendo immagini di felicità e pace.
Così, in questa paradossale doppiezza, seppe far scaturire dalla sua follia una saggezza senza tempo e fregiarsi del titolo di dio della divinazione. L’origine del concetto stesso che i greci avevano di “sapienza” risale appunto a lui e ai suoi oracoli; erano sue le famose massime di moderazione “Conosci te stesso” e “Nulla in eccesso”.
Fu grazie alla tradizione oracolare che mistica e ragione finalmente s’incontrarono, fondendosi a Delfi in un unico rito, dove accanto all’esaltazione della Pizia c’era anche il logòs, la parola, unico strumento capace di fare da tramite fra uomini e dei.
Tutto ciò, comunque, non basta a spiegare il legame tra mito e filosofia; come si è potuti passare da questo sfondo così pregno di religiosità ad un pensiero razionale e discorsivo? Il segreto fu, forse, nella curiosità e nell’agonismo: i responsi del dio non erano mai precisi o chiari; Apollo proclamava sì verità, ma anche “menzogne simili al vero”, e ciò che diceva doveva essere sempre accuratamente interpretato dai profeti che detenevano quindi la “sapienza” del dio.
Gli enigmi apollinei scatenarono quindi una sorta di competizione intellettuale. E quando il pretesto religioso si allontanò, quando la curiosità e l’impulso conoscitivo non ebbero più bisogno di essere stimolati dalle sfide del dio, ecco apparire un agonismo soltanto umano. Su un contenuto conoscitivo qualsiasi uomo sfida un altro uomo a rispondere: discutendo su questa risposta si vedrà quale dei due uomini possieda una conoscenza più forte.
E’ l’arte della dialettica, intesa nel suo significato originario di amore per la discussione. Discutendo l’Uomo si appassiona alla tesi da lui esposta, fa di tutto per argomentarla con logica in modo da convincere il suo interlocutore, viene spronato a riflettere su cose che prima di allora non aveva nemmeno preso in considerazione. Le certezze proclamate dal mito, dalla religione, vengono così messe da parte per far spazio nuovamente al dubbio e all’ipotesi, linfa vitale di qualsiasi dibattito. In questo contesto, dubitare non è più visto come una minaccia per la Società, ma come un diritto che ogni uomo colto dovrebbe esercitare. Si ripropongono dunque le antiche domande; in particolare l’Uomo comincia a riflettere sulla natura, il mondo, le origini, cercando di staccarsi dalla tradizione mitica per trovare risposte logiche che siano universalmente riconosciute valide: nasce la “filosofia” così come noi ora la intendiamo.

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