Le prime tribù che abitarono la Grecia furono tribù di nomadi, che non avevano un rifugio permanente ma si spostavano secondo le loro esigenze e in totale dipendenza da fattori geografici. Questa dipendenza instillò in loro una vera e propria venerazione verso la Terra: compresero che essa li dominava, e che il suo dominio era in realtà un dominio benefico, quando essa comunicava con loro i suoi desideri e li aiutava. In seguito, durante la sedentarizzazione, fu necessario stabilire una comunicazione particolare (fu così che nacquero le prime figure di sciamani e sacerdoti); ma all'inizio tutti gli esseri umani partecipavano alla vita della Terra e potevano comunicare con lei.
L'esistenza degli uomini aveva un ritmo (unione sessuale, concepimento, nascita, nutrimento, crescita, maturità, morte), che poco a poco si legò a quello della natura: giorno e notte, estate e inverno, quiete e tempesta; e nel paesaggio incominciarono a riconoscere le forme della divinità. Di particolare importanza per il culto della dea Madre furono le foci dei fiumi, dove questi si gettano nel mare, punti di interazione di due forze creatrici - il sito di Olimpia è sacro ad Era proprio perché luogo dell'intersezione di due fiumi e della loro vicinanza al mare.
Ad un certo punto, probabilmente prima dell'era Neolitica, questo linguaggio ricco d'immagini diede alla Terra un aspetto prevalentemente femminile: ad esempio la grotta fu vista come grembo dal quale gli uomini emergono e al quale ritornano; è probabile che le antiche pitture rupestri non fossero altro che preghiere di fecondità e di vita eterna.
La Terra divenne quindi la Grande Madre: nei colli arrotondati si potevano intravedere dei seni, che suggerivano l'idea della maternità e dell'amore dipendente,e averli sotto gli occhi significava vedere la Madre dell'umanità. Ma la Terra era anche una Madre attiva, produttiva generatrice: era metafora e realtà.
la dea madre terra
Prima dello sviluppo del politeismo vi era in Grecia la tendenza al monoteismo, in cui un'unica dea rappresentava il divino. Come abbiamo detto, in epoca preistorica le forze produttrici della Terra richiamavano una figura femminile; l'influenza fu principalmente orientale: in Mesopotamia, per esempio, questa dea Madre era variamente denominata. In Grecia essa ebbe forse una forma prima di possedere un nome. Caratteristico di queste immagini era avere le forme femminili, come seno, fianchi, molto accentuate, e la vagina chiaramente segnata; spesso accanto a loro compariva un bimbo, che col tempo diventò un giovane dio, al contempo consorte e figlio.
E' evidente che la Dea Madre Terra, che dentro di sé racchiudeva il segreto della vita stessa, era molto importante per gli esseri umani antichi, ed era sentita come una presenza quotidiana. Sicuramente a poco a poco essa vene affiancata da altri dei minori che rappresentavano sempre fenomeni naturali, come il Sole, la Luna, gli incendi e le tempeste; ma essa, in quanto protettrice e e madre, rimase a lungo come la divinità principale.
Ma venne un tempo in cui i contatti con gli dei cessarono di essere un fattore costante. E allora gli uomini, per ricreare un'intimità col divino elaborarono una serie di riti e feste, che spesso comprendevano orge e sacrifici, umani e animali: in questi riti era di centrale importanza il sangue, visto come datore di vita e che quindi poteva aiutare a ristabilire un contatto con la sorgente della vita stessa.
Alcuni obbiettano che le così dette Veneri del periodo Neolitico non sono altro che una primitiva forma d'arte, e non contengono elementi riconducibili alla sacralità. Ma forse sono proprio quei loro elementi infantili che ci descrivono con precisione la loro funzione sacra: la dea è la madre vista dagli occhi di un bimbo.
Il culto della Dea Madre caratterizzò il periodo minoico e il primo periodo miceneo; anche se le recenti scoperte a Cnosso e Micene hanno reso più chiara la documentazione, è solo dal periodo arcaico che divengono comprensibili la mitologia e il suo significato.