La virtù della saggezza più di qualsiasi altra contiene un elemento divino destinato a rimanere sempre.
Platone, La Repubblica
La storia della religione greca è un po' il racconto dell'allontanamento dell'uomo dal divino e degli sforzi che l'uomo ha fatto per riavvicinarsi ad esso. Quel senso di "superiore", di "celeste", che può essere interpretato come la capacità di discernere il bene ed evitare il male, era presente nell'essere umano fin dalla notte dei tempi, ma andò perso col passare delle ere e il susseguirsi delle età. Esaminando la documentazione antica, sia essa in parole o in immagini, si riesce a intravedere tutta la sofferenza che questa perdita di intimità col divino ha causato, e come questa abbia cambiato il modo dell'uomo di forgiare il mondo e la civiltà.
Tutto nella cultura greca, dai templi ai santuari, dalla poesia al teatro, sembra essere un'espressione della ricerca della compagnia e relazione divina, a cui l'uomo bramava. Caratteristico di questa religione è che la presenza divina deve essere invocata costantemente, poiché l'esistenza stessa dello spirito divino nell'uomo dipende dall'aspirazione e dalla devozione: per esempio Zeus rappresenta la convinzione che il dio dovesse essere protetto dalla brutalità del padre Crono (Tempo) tramite l'inganno e la devozione umana. Gli esseri umani quindi, devono fare la loro parte per mantenere in vita lo spirito, e la memoria, attraverso feste, riti, preghiere continue. Tacere, non ricordare, equivaleva a distruggere; ri-membrare, dare membra allo spirito, per dare un corpo agli dei e non dimenticarli. In questo senso i Greci hanno "creato" i loro miti.
I Greci erano principalmente un popolo visivo, e ricordavano non solo nei paesaggi, ma anche nei vasi, nei templi, nella scultura, nel teatro...Più di qualsiasi altra religione quella greca s'incarna e si riflette nella luce che illumina i templi e nei colori che adornano i vasi.