Nella fase più antica la poesia greca fu affidata esclusivamente alla recitazione orale. Infatti, in seguito al tracollo della civiltà micenea (XIII sec. a.C.) ci fu, in Grecia, un lungo periodo di regresso culturale, chiamato 'Medioevo Ellenico' (qui). In quest'epoca, fra le altre cose, cadde in disuso il sistema di scrittura miceneo, il lineare B, che fu sostituito solo molto più tardi.
Durante i secoli XII-VIII a.C., dunque, in assenza di scrittura il patrimonio letterario greco venne trasmesso oralmente per opera di anonimi cantori, i quali elaborarono linguaggio, materia e tecnica compositiva della poesia greca arcaica. I testi erano recitati di fronte a un uditorio più o meno vasto da un esecutore che poteva essere un 'aedo' (‡oidçv, 'cantore'), o un 'rapsodo' (¿ayûdçv, letteralmente 'cucitore di canti'). Generalmente con aedo si intendeva il 'compositore e con 'rapsodo' il semplice esecutore, ma era facile che queste due figure si confondessero: in ogni nuova esecuzione, del resto, c'è sempre una parte di rielaborazione che rende il 'rapsodo' anche co-autore.
Tutto il patrimonio poetico rimase quindi per lungo tempo affidato a questi professionisti della parola, che si esibivano presso un ristretto pubblico aristocratico o un ampio uditorio convenuto per le pubbliche feste (panegÀreiv). In questi raduni pubblici erano frequenti anche gare di recitazione fra rapsodi; le più famose si svolgevano durante i giochi Pitici a Delfi, per le feste Carnee a Sparta, per le Panatenee ad Atene; altre esecuzioni potevano avvenire durante le feste religiose a Delo, a Dodona in Epiro, a Epidauro e in molti altri luoghi. Da ciò si deduce, dunque, che il poeta della Grecia arcaica non veniva considerato affatto un erudito isolato dal mondo, che componeva i suoi versi per un pubblico ristretto e colto, ma un personaggio pubblico immerso nella società. Del resto, in assenza di un patrimonio scritto, egli era l'unico detentore della cultura e della memoria collettiva e l'unico mediatore di questo patrimonio verso le generazioni più giovani.
La trasmissione delle opere letterarie restò orale per molto tempo, sino al termine dell'epoca classica (fine del V sec. a.C.). Questo perché, anche quando i testi più importanti furono trascritti, la loro trasmissione continuò ad essere affidata alla pubblica recitazione e non alla lettura individuale. Tale fenomeno è definito 'auralità': 'orale' è un testo concepito e recitato senza ausilio di scrittura, 'aurale' è un testo scritto destinato ad un esecuzione pubblica. L'auralità non è dunque, per così dire, un oralità totale, in cui il testo poetico ha un carattere 'volatile' (la trascrizione scritta comporta sempre una riduzione consistente dei margini d'improvvisazione del rapsodo), ma un'oralità che si consuma ed esaurisce nel momento stesso dell'esecuzione. Tuttavia, l'esecuzione orale è la base di tutte le manifestazioni letterarie della Grecia Antica, e ha creato un sistema stilistico e poetico che diede forma a tutti i generi poetici dell'epica, nessuno dei quali può essere considerato se non tenendo presente la sua natura. Questo fatto presuppone una nozione di letteratura che differenzia quella greca da tutte le altre, anche antiche, esistenti.
la funzione sociale della poesia e i suoi stumenti