Questa tavola cronologica illustra le relazioni tra le varie civiltà del Mediterraneo durante l'età del Bronzo; le datazioni sono state accuratamente stabilite in base a quelle della ceramica e delle fondazioni delle case. Il termine "elladico" si riferisce alla cultura della Grecia continentale; in questo periodo indica principalmente la civiltà micenea, che ha raggiunto il suo massimo sviluppo durante l'Elladico Tardo.
creta
...Cnosso, la grande città in cui Minosse, che parlò con il grande Zeus, fu nove anni re.
Omero
La grande civiltà artistica e religiosa detta minoica (dal nome del re Minosse di cui parlano i miti) fiorì sull'isola di Creta intorno al 2200 a.C., per poi scomparire violentemente intorno al 1450 a.C. Si può solo supporre il luogo d'origine delle genti minoiche: molto probabilmente esse approdarono a Creta da sud o da est - non si può escludere che, a causa dei tumulti venutisi a creare in Egitto durante la IV Dinastia, si sia creato un flusso migratorio.
Sebbene i resti archeologici di Cnosso (scavati nel 1900 dall'inglese Arthur Evans) attestino un'occupazione del sito antichissima, la civiltà cretese raggiunse il suo massimo splendore a partire dal II millennio a.C., quando la prosperità e il benessere dell'isola permisero ai suoi sovrani d'iniziare la costruzione di palazzi labirintici e maestosi. I palazzi, infatti, presuppongono un'economia evoluta, un'accentuata divisione del lavoro fra più categorie di artigiani e artisti, una gerarchia politica che fa capo ad un principe. Essi non erano soltanto suntuose residenze delle autorità, ma veri e propri centri commerciali, che traevano il loro sostentamento sopratutto da rapporti a lunga distanza: resti di ceramiche minoiche sono stati ritrovati non solo nell'Ellade, ma in tutto il mondo Mediterraneo orientale e occidentale. L'alta fattura di questi prodotti artigianali, l'ampio raggio delle relazioni esterne, l'architettura assai progredita e le forme d'arte raffinate attestano un alto livello di vita. I Cretesi erano dunque un popolo incredibilmente evoluto e brillante, dedito principalmente al commercio, pacifico; e l'assenza di cinte murarie o strutture difensive sostiene saldamente questa tesi.
Ancora oggi non c'è chiarezza su quali siano state le cause della scomparsa della civiltà minoica: l'ipotesi più probabile è quella di un'invasione da parte dei Micenei, con i quali il popolo di Creta era in stretti rapporti commerciali e culturali. Le scene di vita quotidiana e la documentazione in scrittura lineare B (rimasta a lungo indecifrata) forniscono un quadro della prassi religiosa ed economica della società minoica: il re-sacerdote regnava nel palazzo, insieme ad una gerarchia di funzionari economici, ed era responsabile della vita religiosa degli abitanti. Pochissimo si sa dei riti e dei nomi degli dei minoici. Partendo da un'ampia gamma di fonti possiamo solo fare delle ipotesi su ciò che potesse costituire il modello della fede e della pratica religiosa. I principali elementi della religione erano il sacro pilastro (colonna), il culto degli alberi - di cui restano ampie tracce nel patrimonio mitologico greco - e il toro. Alcuni affreschi e oggetti di ceramica (tra cui il celebre sarcofago di Hagia Triada, ritrovato nel Sud di Creta) suggeriscono che il rito religioso iniziasse con lo spargimento del sangue di toro - simbolo della vita - su di una colonna o pilastro, che rappresentava il potere della Dea Madre Terra di rinnovare la vita e il ciclo riproduttivo animale. Sono ambientati a Creta, oltre al mito di Minosse, l'episodio di Europa e Zeus e l'incontro fra Teseo ed Arianna.
micene
Patrio suolo, terra argiva che calpesto, alla luce del decimo anno torno a te. Tutte le mie speranze infrante tranne una, e questa si esaudisce infine. Mai avrei osato sperare di poter morire ad Argo, e di essere sepolto in questo suolo amato. Salve alla terra argiva e alla sua luce, salve al suo sommo sovrano, Zeus, e al re di Pito.
Eschilo, Agamennone
La società micenea (che prende il nome dalla città di Micene, suo simbolo) rappresenta l'evoluzione di quegli insediamenti proto-greci che la precedettero, più volte distrutti e ricostruiti. La sua è una cultura mista, che vide la sua nascita ufficiale intorno al 1600 a.C., nell'Elladico Tardo I. La maggiori testimonianze su questa civiltà ci vengono dai maestosi complessi funerari, detti dromos: le ricche offerte, gli oggetti in ceramica e in metallo e le maschere d'oro suggeriscono una grande venerazione per i re, scelti per volere divino, che governavano le cittadelle micenee poste generalmente in cima alle alture. Gli elementi caratteristici della civiltà micenea - le mura massicce, le tombe- sono ancora evidenti in tutto l'Egeo: nell'isola occidentale di Cefalonia, in Tessaglia, a Troia e Colofone, a Rodi e a Creta. Sono stati identificati più di duecento siti e sicuramente ve ne sono altri ancora da scoprire. Il suo retaggio si riflette non solo nella magnificenza e ricchezza degli elaborati palazzi, ma anche nelle leggende dei loro eroi, il cui sapore fu colto da Omero nell'era arcaica e si trasmise divenendo il fondamento della cultura greca.
A capo della gerarchia micenea vi era il wanax, o re, detentore unico del potere. Era il sommo sacerdote, il comandante in capo e il giudice supremo. I funzionari che lo circondavano non avevano compiti precisi e nettamente stabiliti, così che a volte i loro incarichi si sovrapponevano. Di conseguenza la società era altamente centralizzata. Il potere del wanax era sostenuto da una classe di guerrieri, il cui compito era di sorvegliare l'accesso al territorio governato dal palazzo, e da una di scribi, che doveva registrare le tasse e controllare i dettagli di una complessa economia. Inoltre vi era una classe sacerdotale che eseguiva i riti di culto e su richiesta forniva profezie. Non si può dire se i signori di questi luoghi fossero autonomi, se costituissero una sorta di federazione o un sistema feudale sottoposto ad uno o più sovrani. Nei rapporti diplomatici col mondo esterno sembra che essi si presentassero come una potenza piuttosto unita; e d'altra parte i resti materiali della loro civiltà sono assai uniformi su tutta l'area da essi occupata: una tale uniformità nei prodotti artistici e artigianali, su un'area così estesa, non si raggiungerà mai più nella storia greca.
Come per i minoici, le ragioni del declino della civiltà micenea non sono tuttora chiare. Un ruolo chiave potrebbe averlo avuto l'invasione delle popolazioni doriche dal Nord, ma potrebbe anche essersi verificata una rivoluzione sociale, con la conseguente perdita di autorità da parte del wanax e il crollo dell'organizzazione gerarchica di cui era capo. A conferma di questa tesi vi è l'episodio dell'Iliade in cui Achille prevarica su Agamennone e costringe l'esercito acheo alla sconfitta. Del resto Omero sembra ignorare del tutto un'invasione dorica, e gli archeologi contemporanei sono molto prudenti nel valutare i dati in loro possesso.
Micenei sono i miti di Medusa e Perseo (a cui è attribuita la fondazione di Micene), di Tantalo e Pelope (reso famoso dall' 'Olimpica I' di Pindaro) e la saga degli Atrei, di cui fa parte lo stesso Agamennone.
il 'medioevo ellenico'
Dopo il crollo dei Micenei, i Greci entrarono in un epoca oscura definita 'Medioevo ellenico': la scrittura scomparve, la vita cittadina scomparì e per vari secoli la civiltà sembrò regredire. Fu in questo periodo che vennero creati e recitati l'Iliade e l'Odissea.
Nella Grecia post-micenea l'elemento fondamentale della società era la comunità democratica primitiva articolata in gruppi di parentela nelle loro varie estensioni, dalla famiglia ristretta alla tribù. Di queste comunità (dette fratrie, ghene, clan, tribù...) possediamo notizie dettagliate solo in epoca ormai tarda, ovvero posteriore al periodo omerico che è ora oggetto della nostra analisi. Le uniche cose che sappiamo per certe è che il legame della comunità era costituito più dalla parentela reale o supposta che dalla circostanza di vivere in uno stesso luogo; che il tipo semplice di economia non rendeva necessarie magistrature o poteri politico-statali di rappresentanza; che ogni gruppo eleggeva in assemblea il suo capo, o 're', il quale riceveva dall'assemblea poteri militari soltanto in caso di guerra, migrazione, imprese di rapina o conquista, come attribuzioni temporanee. Tuttavia il termine 're' che usiamo va preso con forti riserve: la parola basileÀv, che designa il re nel greco classico, in Omero ha significati oscillanti, indicando tanto il capo di un esercito composto di forze alleate, tanto il 're' vero e proprio di una comunità politica, tanto il capo di una casa aristocratica. Così Agamennone verrà definito, ogni tanto, 'più re' degli altri, per distinguerlo dagli altri capi dell'esercito acheo, anche loro 're'.
La base della vita economica era la pastorizia e, in seguito, l'agricoltura. Benché fosse assente una vera e propria divisione del lavoro, guerre e razzie portarono ad un elemento di disuguaglianza: da un parte il capo militare tendeva a consolidare il proprio potere e a farlo diventare, se possibile, ereditario; dall'altra si andarono formando gruppi e famiglie di privilegiati, che affiancavano il potere del 're'. Sorse così una sorta di diarchia fra potere politico e militare del re, e quello dell'aristocrazia nascente. Questo processo, qui descritto schematicamente, porterà al prevalere dell'aristocrazia e alla nascita della pçliv, quel fenomeno singolare che, dopo Omero, caratterizzerà per sempre la civiltà greca.
La società e la cultura del Medioevo Ellenico verranno trattate più approfonditamente nella sottosezione 'storia e società nei poemi omerici'.