Gaa qe, mter makrwn qnjtn t@ ntrpwn, pantrfe, pandteira, telesfse, pantolteira, axiqalv, ferkarpe, kalav raisi brousa, dranon qantou csmou, polupokile korj, locaiv dsi keiv karpn polueid, da, polsepte, baqstern@, lbimoire, dupnoiv carousa claiv poluanqsi damon, mbrocarv, per n ksmov poludadalov strwn eletai fsei enwi ka emasi deinov. ll, mkaira qe, karpov axoiv polugjqev emenv tor cousa, sn lboisin n raiv.
'Inni Orfici'
E' la personificazione della Madre Terra, figlia di Caos. Era madre e moglie del padre Cielo, impersonato da Urano. Gea e Urano sono i genitori delle pi antiche creature viventi, i titani, i ciclopi, i giganti e gli ecatonchiri, giganti provvisti di cento braccia e cinquanta teste. Dal sangue di Crono evirato gener i giganti e tre dee vendicatrici, le Erinni. La sua ultima terrificante creatura fu Tartaro, concepita con Tifone, un mostro dalle cento teste che, sebbene sconfitto dal dio Zeus, si riteneva eruttasse la lava incandescente dal vulcano Etna.
urano
OURANOU
qumama lbanon.
Oran paggentwr, ksmou mrov an teirv, presbugneql@, rc pntwn pntwn te telut, ksme patr, sfairjdn lissmenov per gaan, oke qen makrwn, mbou dnaisin dewn, orniov cqniv te flax pntwn peribljqev, n strnoisin cwn fsewv tljton ngkjn, kuancrwv, dmaste, panaole, almorfe, panderkv, Krontekne, mkar, panuprtate damon, klq@ pgwn zwn san mstji neofnti.
'Inni Orfici'
Figlio di Gea nonch, suo amante, col tempo andato a rappresentare il Cielo. Fu spodestato dal figlio Crono.
crono
KRONOU
qumama straka.
Aqalv, makrwn te qen pter d ka ndrn, poikilboul@, mante, megasqenv, lkime Titn, v dapanav mn panta ka axeiv mpalin atv, desmov rrktouv v ceiv kat@ perona ksmon, anov Krne paggentwr, Krne poikilmuqe, Gajv te blstjma ka Orano sterentov, gnna, fu, mewsi, hRav psi, semn Promjqe, v naeiv kat pnta mrj ksmoio, genrca, gkulomta, friste; klwn ketjrsta fwnn pmpoiv eolbon bitou tlov an mempton.
'Inni Orfici'
Signore dell'Universo durante l'Eta dell'Oro, uno di sei titani maschi; ultimo figlio di Urano e Gea; padre di Demetra, Ade, Poseidone, Zeus, Era, Estia. In origine Crono era un divinit legata all'agricoltura, ma nel corso dei secoli ha assunto il ruolo di dio del tempo: in greco la parola cronos identica a quella del nome del dio, Kronos. Viene rappresentato come un uomo spesso vecchio e canuto mentre divora i suoi figli, a volte alato, sempre con un falcetto in mano: questo simbolo, destinato alla raccolta delle messi, viene considerato lo strumento che recide la vita dell'uomo. L'immagine di Saturno divoratore di figli viene quindi assimilata all'immagine del tempo che divora tutto ci che ha creato. Successivamente, insieme alla falce, gli vengono attribuiti altri simboli tra cui la clessidra o il serpente che si morde la coda, simbolo di eternit.
rea
REAS
qumama rmata.
Pnta hRa, qgater polumrfou Prowtognoio, t@ p taurofnwn ertrocon rma titaneiv, tumpandoupe, filoistromanv, calkkrote korj, mter Zjnv naktov HOlumpou, agicoio, pntim@, glamorfe, Krnou sllektre mkaira, oresin careiv qnjtn t@lolgmasi friktov, pambasleia hRa, polemklone, mbrimqume, yeudomnj, steira, lutjrav, rcigneqle, mtjr mn te qen d qnjtn nqrpon; k so gr ka gaa ka oranv erv perqen ka pntov pnoia te; fildrome, ermorfe, lq, mkaira qe, swtriov efroni bouli ernjn katgousa sn elboiv ktetessi, lmata ka krav pmpous@ p trmata gajv.
'Inni Orfici'
Figlia di Gea e Urano, moglie e sorella di Crono; i suoi figli sono Zeus, Demetra, Era, Estia, Ade, Poseidone. E' raffigurata dai Greci che sporge dalla terra per met a simboleggiare l'inizio e la fine della vita.
note
. Trad. di Giuseppe Faggin: "profumo di ogni seme/fuorch di fave e di aromi//O dea Gaia, madre dei celesti e degli uomini mortali,/che tutto nutri e tutto doni e conduci a buon fine e tutto distruggi,/che di fiori ti vesti e porti frutti e di belle stagioni ti allieti,/dimora del mondo immortale, vergine multiforme,/che con penose doglie i variopinti frutti produci;/o eterna, o venerata, dai seni ricolmi e dalla sorte felice,/che ami le fresche erbe odorate, o nume fiorente,/che ami le piogge, a cui d'attorno il mondo bencostruito degli astri/per legge eterna si volve e con ritmo possente./Matura, o dea beata, i dolcissimi frutti/e con benigno cuore assisti alle stagioni feconde."
. Trad. di Giuseppe Faggin: "profumo di incenso//O Urano padre di tutto, parte indistruttibile del mondo,/di tutti gli esseri antichissimo principio e di tutti gli esseri fine,/o padre cosmo, che ti aggiri in cerchio attorno alla terra,/sede dei numi beati, che ti muovi con l'impeto del rombo/e circondi, custode terreno e celeste, ogni cosa,/portando nel petto la terribile necessit della natura,/o tenebroso nume indomabile che in mille forme ti muti/e tutto vedi, padre di Crono beato,/demone eccelso,/ascoltami e una santa vita concedi al novizio iniziato."
. Trad. di Giuseppe Faggin: "profumo di stirace//O sempre fiorente padre degli dei beati e degli uomini,/astuto, incorrotto, possente, coraggioso Titano,/che consumi tutte le cose e di nuovo tu stesso le accresci,/che possiedi gli indistruttibili vincoli del mondo infinito,/o Crono, universale genitore del tempo, eloquente Crono,/prole di Gaia e dello splendente Urano,/origine, sviluppo e tramonto, amante di Rea, venerando Prometeo,/che abiti in tutte le parti del mondo, o Signore,/astuto, eccelso; ascolta la supplice voce/e manda alla vita ognora irreprensibile una vita felice."
. Trad. di Giuseppe Faggin: "profumo di aromi//O venerabile Rea, figlia del mutliforme Protogono,/che i leoni, uccisori di tori, al sacro carro aggioghi,/o vergine che ami, nei bacchici riti, il fragore dei tamburi e dei bronzei cembali,/ madre dell'egioco Zeus, dell'Olimpico signore,/da tutti onorata, maestosa, felice sposa di Crono,/che ti diletti degli alti monti e dei terribili ululi umani,/o Rea, fiera regina del mondo, pugnace incitatrice,/che con gli inganni liberi e salvi, tu origine prima,/madre degli dei e degli uomini mortali,/poich furon da te la terra e l'ampio cielo eccelso,/e il mare e i venti; o tu, che ami la corsa e sei simile all'aria,/vieni, o dea beata, salvaci col tuo provvido consiglio,/donaci e pace e prospere fortune/e ai confini del mondo peste e sventure allontana."