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Miti e Leggende

 

miti della creazione

 

il mito olimpico della creazione

All'inizio di tutte le cose, la Madre Terra emerse dal Caos e generò nel sonno suo figlio Urano.º Dall'alto delle montagne Urano guardò la dea con occhio amoroso e versò piogge feconde nelle sue pieghe segrete, ed essa generò l'erba, alberi e fiori, unitamente alle belve e agli uccelli. Quelle stesse piogge fecero poi scorrere i fiumi e colmarono d'acqua i bacini, e così si formarono laghi e mari.
I primi figli della dea con aspetto quasi umano furono i giganti dalle cento braccia: Briareo, Gige e Cotto.¹ Poi apparvero i tre feroci Ciclopi monocoli, costruttori di mura e fabbri ferrai, che si stabilirono prima in Tracia e poi in Creta e Licia; Odisseo incontrò i loro figli in Sicilia. I loro nomi furono Bronte, Sterope e Arge e le loro ombre vagano nelle caverne del Vulcano Etna da quando Apollo li uccise per vendicare la morte di Asclepio.²
I Libici tuttavia, sostengono che Garamante nacque prima dei giganti dalle cento braccia e che, quando balzò fuori dalla pianura, offrì alla Madre Terra un sacrificio di Ghiande Dolci.

 
note

º. Urano, "cielo"; il suo nome, in greco, è la forma maschile di Ur-ana ("regina delle montagne", "regina dell'estate", "regina dei venti" o "regina dei bufali")

¹. Il nome Gige ("nato dalla terra") ha anche un'altra forma, gigas ("gigante") e nel mito i giganti sono associati con le montagne settentrionali della Grecia settentrionale.
Briareo ("forte"), era anche chiamato Egeone (nell'Iliade) e il suo popolo fu perciò quello dei Libio-Traci.
Cotto fu l'avo dei Cotti che si diffusero in tutta la Tracia e in tutta l'Europa nord-occidentale.
Queste tribù vennero dette dalle cento braccia forse perché le loro sacerdotesse si riunivano in gruppi da cinquanta, o perché i loro soldati combattevano in gruppi da cento.

². Sembra che i Ciclopi in origine fossero un'associazione di fabbri, che avevano tatuati sulla fronte dei cerchi concentrici in onore del sole, fonte del fuoco che alimentava le loro fornaci; vengono descritti monocoli anche perché spesso i fabbri ferrai si coprono un occhio con una benda per ripararlo dalle scintille. In seguito i mitografi si scordarono della loro vera identità e modificarono la leggenda.

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